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Chi era Tinto Brass, il regista del cinema erotico italiano

Chi era Tinto Brass? Il regista italiano che ha sfidato i tabù e le convenzioni morali.

Si è spento a 93 anni Tinto Brass, il regista e maestro del cinema erotico che non smise mai di osare. L’allevo di Rossellini, colui che fece del desiderio un linguaggio inconfondibile e il soprannome ispirato dal Tintoretto.
Un autore che non si esaurisce nello scandalo, ma insegna ad andare oltre.

La gioventù di Tinto Brass

Nato a Milano il 26 marzo 1933 e cresciuto a Venezia, la sua famiglia ha sempre vissuto coinvolta dall’arte e dal diritto. Il soprannome Tinto, prima di diventare il suo nome d’arte, era il vezzeggiativo affidatogli dal nonno e pittore Italico Brass, vedendo il nipote passare le giornate a disegnare. Un soprannome che richiama il pittore veneziano Tintoretto, i cui tratti caratteristici vengono poi portati nel cinema da Brass, distinguendosi per la luce, i colori, lo sguardo indulgente e la superfice dei corpi trattata come su una tela.

Il giovane Tinto decise poi di seguire le orme del padre e iscriversi a Giurisprudenza, laureandosi nel 1957 con una tesi che tradiva la sua vera vocazione, trattando dei rapporti di lavoro con le imprese della produzione cinematografica.

Carriera cinematografica

La sua è una formazione da cinefilo in tutta regola: lavora come archivista alla Cinémathèque française di Henri Langlois, imparando come montare e maneggiare le pellicole dei maestri e respirando l’aria della nascente Nouvelle Vague. Una volta tornato in Italia, diviene aiuto regista di Alberto Cavalcanti e Roberto Rossellini.

Il suo debutto arriva nel 1963 con In capo al mondo, presentato alla Mostra di Venezia. Come molti autori del periodo, deve però scontrarsi con la censura, che gli impone di rigirarlo da capo. Brass decide di cambiare soltanto il titolo, trasformandolo in Chi lavora è perduto.

A seguire il regista affronta anni di sperimentazione, arrivando agli anni Settanta. Questo nuove periodo vede il sesso, intrecciato al potere e al denaro, al centro della sua riflessione: ecco Salon Kitty del 1976, ambientato nel bordello berlinese trasformato dalle SS in una centrale di spionaggio, che dialoga con le atmosfere di Luchino Visconti e Liliana Cavani. Arriva poi Caligola nel 1979, una lavorazione travagliata, segnata da contrasti così aspri con la produzione da portare all’estromissione di Brass dal montaggio. Il regista ne prese le distanze e il film divenne un caso.

Nel 1983 Brass decide di dedicarsi interamente all’erotismo con La chiave, aprendo le porte là dove prima ci si limitava alla penombra e al “non detto”. Il film è un grande successo di pubblico, lo consacra nell’olimpo del genere e al tempo stesso ne fa una figura controversa, bersaglio di una parte del movimento femminista e dei benpensanti. Da quel momento, ogni film diventa un evento, accompagnato da un alone di scandalo. Le polemiche roventi, i dibattiti televisivi e le forbici della censura contribuiscono a fare delle sue attrici delle dive.
Lui, intanto, si ritagliava camei nei propri film, sigaro tra le labbra e occhio da guardone compiaciuto, quasi come un Hitchcock della carne.

Ironia, sensualità e libertà del corpo: questi sono i cardini dell’inconfondibile estetica del regista che ha sfidato tabù e convenzioni morali, facendo di Brass uno dei registi italiani più conosciuti anche all’estero.

La vita privata

Ma chi era Tinto Brass lontano dalla macchina da presa? Brass è stato sposato con la sceneggiatrice Carla Cipriani, scomparsa nel 2006, madre dei suoi figli Beatrice e Bonifacio. Il 3 agosto 2017, a 84 anni, ha sposato con rito civile la psicoanalista, ex avvocata e attrice Caterina Varzi. Vicino da sempre alle posizioni radicali di Marco Pannella, nel 2010 si era candidato alle regionali con la Lista Bonino Pannella. Si definiva «tranquillamente ateo».

Il suo nome, a riprova di una popolarità che è uscito dai confini del cinema, è finito anche nella musica: i Porcupine Tree gli hanno intitolato un brano nell’album Stupid Dream, mentre in Italia lo hanno citato, tra gli altri, Samuel e Francesca Michielin, Noyz Narcos e Rancore.

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