Cerca

La Grazia di Paolo Sorrentino: significato del film, finale spiegato e scena post credits

Cosa racconta davvero La Grazia? Il film di Sorrentino tra potere, dubbio e leggerezza: il senso del finale e l’ultima scena nascosta.

Con La Grazia, Paolo Sorrentino firma uno dei suoi film più intimi e meditativi, trasformando il potere in un territorio fragile e umano. Ambientato nei luoghi simbolo delle istituzioni, il film usa la figura del Presidente della Repubblica per raccontare un passaggio universale: quello dalla rigidità alla leggerezza, dal controllo all’accettazione. Un’opera che chiede tempo, silenzio e attenzione, e che trova il suo senso più profondo proprio nel finale.

Di cosa parla La Grazia: il potere visto dall’interno

Il protagonista del film è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica giunto alla fine del mandato, interpretato da un Toni Servillo asciutto e misurato. Non è il ritratto di un presidente reale, ma una figura simbolica, costruita come somma di memorie istituzionali e immaginario collettivo. Vedovo, cattolico, padre distante e rigoroso, De Santis affronta gli ultimi atti del suo ruolo: richieste di grazia, decisioni etiche irreversibili, il peso del giudizio pubblico.

Sorrentino mette in scena un uomo che ha sempre incarnato la stabilità e che ora si ritrova inermi di fronte al dubbio, costretto a rallentare e a interrogarsi. Il film diventa così un elogio della lentezza, della riflessione, della necessità di fermarsi quando la responsabilità diventa troppo grande per essere sostenuta con automatismi.

Il dubbio come forma di grazia

Uno dei temi centrali del film è il dubbio, non come debolezza ma come strumento di conoscenza. Mariano De Santis è soprannominato “cemento armato” per la sua inflessibilità, ma proprio questa solidità inizia a incrinarsi. Le decisioni sull’eutanasia e sulle richieste di grazia non vengono risolte con ideologia o dogmi, bensì attraverso un lento processo di ascolto e di apertura.

La grazia evocata dal titolo non è solo giuridica o religiosa, ma esistenziale: è la possibilità di alleggerirsi, di accettare che non tutto può essere governato, che anche il potere ha bisogno di umanità.

Il significato del finale: imparare il presente

Nel finale del film, Mariano De Santis non è più Presidente. Libero dal ruolo, accetta finalmente di concedere un’intervista a Vogue, gesto apparentemente incongruo per un uomo che ha sempre rifiutato la mondanità. Questo passaggio segna una svolta narrativa e simbolica: il protagonista abbatte i propri pregiudizi e decide di guardare il presente senza paura, anche attraverso ciò che prima considerava superficiale.

La conversazione con la direttrice diventa una confessione intima, un viaggio nei ricordi dell’amore per la moglie scomparsa e nella consapevolezza di ciò che ha perso restando sempre un passo indietro rispetto alla vita.

I figli, la musica e la leggerezza finale

Il dialogo in videochiamata con i figli segna il momento emotivamente più forte del film. Il rapporto, fino a quel punto segnato da distanza e incomprensioni, si scioglie in una reciproca accettazione. Mariano ascolta la canzone del figlio, che sorprendentemente si avvicina alla musica classica tanto amata dal padre, come se le differenze trovassero finalmente un punto d’incontro.

La scena finale in orbita, già evocata più volte nel film, diventa la metafora definitiva della leggerezza: Mariano fluttua nello spazio, lontano dalla gravità del ruolo e delle aspettative. È il momento in cui il dubbio si trasforma in pace.

La scena post credits: la normalità dopo il potere

Dopo i titoli di coda, Sorrentino regala allo spettatore un’ultima, preziosa scena. Mariano è seduto a tavola con Coco Valori, in una cucina semplice, davanti a una minestrina qualunque. Niente più cerimonie, niente più etichette. Il dialogo è secco, ironico, quotidiano.

È il ritorno a una vita orizzontale, dove le relazioni non sono più contaminate dal potere. Un epilogo che smonta ogni solennità e suggella il vero messaggio del film: la grazia non è nei palazzi, ma nella possibilità di tornare umani.

Leggi anche