Dietro il cinema di Paolo Sorrentino c’è spesso un dettaglio reale che diventa racconto universale. La Grazia, presentato nel 2025 alla Mostra del Cinema di Venezia, nasce proprio da un fatto di cronaca autentico che ha interrogato l’Italia su giustizia, pietà e responsabilità morale.
Non una biografia, ma una riflessione cinematografica che prende forma da una decisione presidenziale realmente avvenuta e la trasforma in un viaggio intimo nel potere più difficile da esercitare: quello di scegliere.
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Il fatto di cronaca che ha acceso l’ispirazione
L’origine del film affonda in una grazia concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a un uomo condannato per aver ucciso la moglie, gravemente malata di Alzheimer. Un caso che aveva diviso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi profondi sul confine tra colpa, amore e compassione.
Sorrentino ha raccontato di essere rimasto colpito non tanto dall’atto in sé, quanto dal peso umano e morale di quella firma, un gesto silenzioso capace di cambiare più vite contemporaneamente.
Dal Quirinale alla finzione: un presidente immaginario
Nel film, la realtà si trasforma in racconto attraverso la figura di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo. Il personaggio non rappresenta una persona reale, ma incarna una somma di tensioni tipiche del potere istituzionale: il rispetto della legge, la fede personale, il timore dell’errore.
La grazia diventa così il simbolo di una scelta che non può essere delegata, né rimandata, perché ogni attesa è già una decisione.
La grazia come dilemma morale, non come assoluzione
La Grazia non racconta un atto di perdono semplice o consolatorio. Al contrario, il film esplora il dubbio come condizione permanente, mostrando quanto sia fragile l’equilibrio tra giustizia formale e umanità. La vicenda dell’uomo che ha ucciso la moglie malata diventa lo specchio di una domanda più ampia: è possibile giudicare davvero il dolore altrui? Sorrentino non offre risposte, ma costruisce un racconto in cui la grazia è soprattutto il coraggio di assumersi la responsabilità di scegliere, anche senza certezze.
Un film politico che parla di sentimenti
Pur muovendosi all’interno delle istituzioni, La Grazia è un film profondamente emotivo. Il potere non viene mostrato come forza, ma come solitudine, e la politica come un luogo attraversato da fragilità personali. La storia vera che ha ispirato il film resta sullo sfondo, ma ne costituisce l’anima: un episodio reale trasformato in cinema per interrogare lo spettatore sul significato ultimo della pietà.
Perché “La Grazia” parla al presente
In un’epoca segnata da giudizi rapidi e posizioni nette, Sorrentino sceglie di raccontare l’incertezza. La grazia presidenziale diventa così una metafora potente del nostro tempo, dove decidere è più difficile che mai e l’umanità spesso entra in conflitto con le regole. La storia vera da cui tutto nasce non viene ricostruita, ma sublimata, dimostrando come il cinema possa partire dalla cronaca per arrivare a una riflessione universale









