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Zvani, di cosa parla il film su Giovanni Pascoli: trama e spiegazione

Zvani non è un biopic tradizionale: il film esplora traumi, affetti e poesia di Pascoli in un racconto emotivo e visionario.

Zvani – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli è un film che offre uno sguardo intimo e profondamente umano sulla vita del poeta, allontanandosi dai canoni del biopic classico.

Diretto da Giuseppe Piccioni, il racconto si muove tra memoria e immaginazione, ricostruendo l’universo emotivo di Pascoli attraverso il punto di vista della sorella Mariù, figura centrale e custode dei suoi ricordi più dolorosi e autentici.

Il racconto parte dalla morte del poeta

Il film si apre nel 1912, anno della morte di Giovanni Pascoli. Un treno parte da Bologna per accompagnare il feretro verso Castelvecchio di Barga, il luogo simbolo delle sue radici. Durante questo viaggio funebre, la voce e i ricordi di Mariù riportano lo spettatore indietro nel tempo, dando vita a una narrazione che intreccia passato e presente, realtà storica e visione poetica.

L’infanzia spezzata e il trauma fondativo

Al centro della storia emerge l’evento che ha segnato in modo irreversibile la vita di Pascoli: l’assassinio del padre avvenuto a San Mauro di Romagna. Questo trauma diventa il nucleo emotivo attorno a cui ruotano l’opera poetica e l’esistenza dell’autore, alimentando quell’idea di “nido” familiare fragile e mai davvero ricomposto, tema ricorrente nella sua produzione letteraria.

Il legame complesso con le sorelle Ida e Mariù

Il film approfondisce in modo delicato e mai didascalico il rapporto di Giovanni con le sorelle Ida e Mariù, mettendo in luce dinamiche affettive complesse e spesso irrisolte. Mariù incarna la dimensione del legame simbiotico e protettivo, mentre Ida rappresenta il desiderio di autonomia e di rottura. È proprio in queste tensioni familiari che Piccioni indaga le fragilità emotive del poeta, restituendone un ritratto lontano dagli stereotipi scolastici.

Pascoli tra impegno politico e inquietudine interiore

Zvani racconta anche il lato meno conosciuto di Giovanni Pascoli, quello del giovane studente ribelle e politicamente impegnato, vicino alle idee socialiste di Andrea Costa. Il film mostra il suo conflitto interiore tra idealismo e dolore personale, soffermandosi sui rapporti non sempre facili con figure come Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio, che hanno segnato il suo percorso umano e culturale.

Uno stile poetico tra realtà e visione

Dal punto di vista formale, il film adotta un linguaggio aulico e suggestivo, alternando immagini realistiche a momenti visionari che evocano direttamente l’immaginario poetico pascoliano. Dialoghi, silenzi e versi diventano strumenti narrativi per entrare nel mondo interiore del poeta, creando un’esperienza più emotiva che cronachistica.

Un ritratto intimo che umanizza il poeta

Più che raccontare una vita in modo lineare, Zvani sceglie di umanizzare Giovanni Pascoli, mostrandone le fragilità, le paure e i conflitti interiori. Il diminutivo romagnolo che dà il titolo al film è già una dichiarazione d’intenti: avvicinare il poeta allo spettatore, liberandolo dall’immagine rigida del “fanciullino” e restituendogli una dimensione profondamente umana.

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