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Il principe di Roma: ecco perché il finale del film è una lezione senza tempo

Tra fantasmi, segreti di famiglia e redenzione, il film di Edoardo Falcone riesce brillantemente a riscrivere il senso della nobiltà.

Il principe di Roma è una commedia fantastica del 2022 diretta da Edoardo Falcone che rilegge in chiave romana e storica il celebre Canto di Natale di Charles Dickens. Ambientato nella Roma papalina del 1829, il film utilizza il registro del fantastico per raccontare una storia di ambizione, avidità e redenzione, mettendo al centro un protagonista pronto a tutto pur di conquistare un titolo nobiliare.

Bartolomeo, interpretato da Marco Giallini, è un borghese arricchito ossessionato dall’idea di entrare nell’aristocrazia. Per farlo è disposto a stringere accordi discutibili e a sacrificare ogni valore morale, convinto che il denaro possa aprirgli qualsiasi porta. Ma il suo piano, apparentemente perfetto, viene incrinato da una serie di eventi soprannaturali che lo costringono a confrontarsi con il proprio passato e con verità che aveva sempre ignorato.

Nel cast troviamo anche Giulia Bevilacqua, Filippo Timi, Sergio Rubini, Denise Tantucci, Giuseppe Battiston e Andrea Sartoretti, i protagonisti che danno volto ai personaggi chiave della storia.

La rivelazione sulle origini di Bartolomeo

Il punto di svolta del film arriva nel finale, quando Bartolomeo scopre una verità sconvolgente sulle sue origini. Grazie alle apparizioni dei tre fantasmi che lo guidano in un viaggio tra passato, presente e futuro, l’uomo viene messo di fronte alla realtà: è il figlio illegittimo della sorella del principe Accoramboni, una donna costretta a rinunciare al bambino e a rinchiudersi in convento per evitare lo scandalo.

Questa rivelazione ribalta completamente la visione che Bartolomeo ha sempre avuto di sé stesso e del mondo che desiderava conquistare. L’aristocrazia che idolatrava si rivela capace di crudeltà e ingiustizie profonde, ben lontana dall’ideale di nobiltà che aveva costruito nella sua mente. La sua ascesa sociale, basata sull’avidità e sul calcolo, mostra improvvisamente tutta la sua fragilità.

Il significato del finale e la scelta decisiva

Nel momento decisivo, Bartolomeo è costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni. Le visioni del futuro gli mostrano una vita vuota, segnata dalla solitudine e dal disprezzo, mentre il confronto con il passato mette in luce il dolore che ha causato, spesso senza rendersene conto. È qui che avviene la vera trasformazione del personaggio.

Bartolomeo sceglie di rinunciare all’ossessione per il titolo nobiliare e decide di sposare Teta, la sua fedele governante, l’unica persona che gli è rimasta accanto senza secondi fini. Recupera anche il ritratto della madre, simbolo di un legame finalmente riconosciuto e accettato. Questo gesto rappresenta la rottura definitiva con l’uomo che era stato fino a quel momento.

Bartolomeo compie dunque un atto di riconciliazione con se stesso e con la propria storia e porta con sé il ritratto della madre principessa, simbolo della verità finalmente accettata e del legame ritrovato con le proprie origini.

Il film si chiude così su un messaggio chiaro: la vera nobiltà non si compra e non è legata al denaro o al prestigio sociale, ma alle scelte, alla coscienza e alla capacità di riconoscere i propri errori. Il principe di Roma utilizza il fantastico per raccontare una storia profondamente umana, in cui la redenzione passa attraverso la rinuncia all’ambizione cieca e la riscoperta dei valori autentici.

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