Cerca

Brigitte Bardot, ecco i film più iconici della diva francese

Fascino rivoluzionario, libertà e arte, Brigitte Bardot ha riscritto le regole di un'epoca e del cinema europeo.

Attrice, icona culturale, simbolo di emancipazione e rottura delle convenzioni, Brigitte Bardot ha attraversato il cinema europeo lasciando un’impronta indelebile. La sua filmografia non racconta soltanto una carriera artistica ma riflette l’evoluzione dello sguardo sulla donna, sulla sensualità e sul ruolo femminile nella società del dopoguerra.

Dagli anni ‘Cinquanta ’50 ai primi anni ’70, i suoi film hanno segnato un’epoca, contribuendo in modo decisivo alla trasformazione del linguaggio cinematografico. A differenza delle dive classiche, Bardot incarna una femminilità libera, istintiva, spesso scomoda. Il suo corpo e la sua presenza scenica non sono mai decorativi: diventano strumenti narrativi, veicoli di tensione sociale, simboli di una modernità ancora difficile da accettare.

La sua personalità poliedrica ha contribuito a ridefinire il ruolo delle attrici in un contesto dominato da rigidi stereotipi. Scopriamo insieme i titoli più iconici che hanno costruito il mito di Brigitte Bardot.

Piace a troppi (1956)

Il film Piace a troppi segna la nascita ufficiale del mito Bardot. Diretto da Roger Vadim, racconta la storia di Juliette Hardy, una giovane orfana di 18 anni che sconvolge l’equilibrio di un piccolo villaggio di pescatori con la sua libertà emotiva e sessuale. Semina dunque scompiglio tra gli uomini del villaggio, che la bramano senza ritegno.

L’interpretazione di Bardot ha dato vita a un nuovo archetipo femminile: non più musa passiva, ma soggetto desiderante, capace di scegliere e di sbagliare. Grazie a questo film diventa una star mondiale: conquista il pubblico e la critica in modo esplosivo.

Piace a troppi è un film ancora molto attuale per come tratta l’oggettificazione femminile. La Bardot è eccezionale per come sa donare dignità e umanità ad una donna che, bene o male, è chiamata a confrontarsi con scelte difficili e con una società borghese ipocrita, bigotta e classista.

Il disprezzo (1963)

Tra i capolavori assoluti della sua carriera spicca Il disprezzo, diretto da Jean-Luc Godard e tratto da un racconto di Alberto Moravia. In questo film Bardot affianca Michel Piccoli in un’opera di straordinaria complessità emotiva e intellettuale. I due formano una delle coppie più iconiche del cinema francese in questo capolavoro di estetica e malinconia.

Lontana dall’immagine puramente sensuale, Bardot interpreta Camille, una donna silenziosa, ferita, intrappolata in una crisi sentimentale e comunicativa. Il disprezzo è un film sulla fine dell’amore, sull’incomunicabilità e sul rapporto tra arte e industria cinematografica. La performance di Bardot è misurata e intensa ma sorprendentemente moderna.

Il film ha anticipato anche il tema della crisi della mascolinità e la rivendicazione da parte del mondo femminile di un ruolo diverso da quello di mero oggetto di desiderio.

La verità (1960)

Con La verità, Bardot dimostra di essere anche una grande attrice drammatica. Il film, diretto da Henri-Georges Clouzot, è ispirato ad una vera storia giudiziaria.

Bardot interpreta Dominique Marceau, una giovane donna accusata dell’omicidio del suo amante, Gilbert Tellier. La donna è processata non solo dalla giustizia ma anche da una società profondamente moralista e misogina. Il film smonta il concetto di “donna colpevole” e denuncia il giudizio sociale sul corpo e sulla libertà femminile.

La prova attoriale di Brigitte Bardot è intensa e dolorosa, lontana da ogni stereotipo. È perfetta nel donare volto e voce a questa donna bellissima e disperata, distruggendo il concetto di femme fatale.

Nel 1961, il film ottiene una nomination all’Oscar come miglior film straniero e vince il Golden Globe nella stessa categoria.

La ragazza del peccato (1958)

Altro titolo fondamentale è La ragazza del peccato, tratto dal romanzo di Georges Simenon intitolato In caso di disgrazia. Qui Bardot recita accanto a Jean Gabin, in una storia di passione, colpa e redenzione.

Yvette Maudet, giovane donna di 22 anni, ha problemi con la giustizia dopo essere stata accusata di complicità in una rapina. André Gobillot, un avvocato, accetta di difenderla. Nasce così una storia d’amore, una passione incontrollata.

Il film esplora il conflitto tra desiderio e morale borghese, mettendo in scena una relazione impossibile e distruttiva. Bardot interpreta una donna fragile e disperata, restituendo al personaggio una profondità emotiva che supera il semplice melodramma.

Brigitte Bardot e un’eredità artistica che continua a parlare

Nel 1973 Brigitte Bardot decide di ritirarsi definitivamente dal cinema, nel pieno della sua fama. Una scelta radicale, coerente con la sua natura anticonformista. La motivazione risiede nel desiderio di ritrovare sé stessa in una dimensione più autentica. Da quel momento si è dedicata interamente all’attivismo animalista, fondando la Brigitte Bardot Foundation nel 1986. Si tratta di un’organizzazione riconosciuta a livello internazionale, attiva nella tutela degli animali.

La sua eredità cinematografica, però, resta intatta. Bardot ha aperto la strada a una nuova rappresentazione della donna sullo schermo, anticipando temi oggi centrali come l’autodeterminazione, il rifiuto del giudizio sociale e la critica al maschilismo culturale. In altri termini, le sue interpretazioni parlano ancora al presente perché raccontano il conflitto eterno tra libertà individuale e controllo sociale.

A ribadire l’importante eredità culturale lasciata da Brigitte Bardot è la miniserie Bardot del 2023. Si tratta di una produzione francese che ripercorre gli anni decisivi della sua carriera e della sua vita privata, soffermandosi non solo sul mito ma anche sulle fragilità, sulle contraddizioni e sul peso della fama internazionale.

Leggi anche