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Fondi pubblici per finanziare la docuserie di Fabrizio Corona: di quanti soldi si tratta

Numeri, costi di produzione e funzionamento dei fondi pubblici che hanno sostenuto la produzione della nuova serie tv Netflix di Fabrizio Corona.

La docuserie Fabrizio Corona: Io sono notizia, disponibile sulla piattaforma Netflix dal 9 gennaio 2026, non ha attirato l’attenzione del pubblico esclusivamente per i contenuti e per la figura controversa del suo protagonista ma anche per un aspetto economico che ha riacceso il dibattito pubblico, all’indomani dal caso Signorini.

I cinque episodi che ripercorrono la parabola dell’uomo più chiacchierato del momento sono costati in tutto circa 2,5 milioni di euro. È stato rivelato che una parte della produzione è stata finanziata tramite fondi pubblici sottoforma di tax credit. Scopriamo perché e a quanto ammonta la cifra erogata dalle casse pubbliche.

Il credito di imposta utilizzato per le produzioni artistiche: che cos’è?

In base alla normativa vigente, il credito di imposta consiste in uno strumento previsto dalla normativa italiana per sostenere l’industria cinematografica e televisiva nazionale. Prevede che le società di produzione possano recuperare una percentuale delle spese sostenute per opere considerate di interesse culturale. È gestito dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC.

Tale credito può coprire fino al 40% dei costi per le opere cinematografiche e fino al 30% per le produzioni televisive e web, con massimali variabili a seconda della tipologia di progetto. L’accesso ai fondi non è automatico e bisogna presentare domanda prima dell’inizio delle riprese. Si deve dimostrare la sostenibilità economica del progetto e il rispetto dei parametri culturali previsti dalla normativa.

Il contributo viene erogato dopo la verifica delle spese effettivamente sostenute e la valutazione dell’opera finita da parte di una commissione tecnica.

Ovviamente, questo sistema è stato più volte al centro del dibattito pubblico. Si è parlato tanto dei criteri di assegnazione e della reale efficacia di questi fondi a promuovere produzioni di qualità culturale.

Nel caso specifico della docuserie su Corona, i fondi pubblici hanno sostenuto un’opera destinata a una piattaforma internazionale privata come Netflix: è giusto sollevare un interrogativo sull’utilizzo delle risorse dello Stato per progetti che finiscono su circuiti commerciali chiusi dietro abbonamento.

Le cifre della docuserie di Fabrizio Corona

La docuserie è stata prodotta da Bloom media house, società a responsabilità limitata guidata da Marco Chiappa e Alessandro Casati. Secondo quanto riportato l’investimento totale ammonta a quasi 2,5 milioni di euro, di cui il 31,8% coperto dal tax credit ministeriale.

Secondo quanto emerso, la serie, articolata in 5 episodi, è stata finanziata con quasi 800.000 euro di tax credit erogati dal Ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. A rivelarlo è il quotidiano La Verità, che ha ricostruito i dettagli economici dell’operazione.

Come è noto, questo è progetto che arriva con un timing molto particolare per Fabrizio Corona. Arriva, infatti, a quasi un mese di distanza dalla prima puntata di Falsissimo sul caso Signorini che ha prodotto due indagini, una per revenge porn nei confronti proprio dell’imprenditore e un’altra per violenza sessuale e estorsione ai danni del conduttore.

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