“Cime Tempestose” il titolo tra virgolette del film diretto da Emerald Fennell e uscito nelle sale italiane giovedì 12 febbraio già doveva far pensare a un adattamento molto distante dal romanzo. Se per alcuni la libera interpretazione, in chiave moderna e contemporanea, della regista non sembra essere un problema, ma più che altro una chiave di lettura personale che ha fatto breccia nei cuori di molti spettatori, per altri questa decisione e soprattutto il distanziamento di molte parti del film dal romanzo della Brontë ha fatto accapponare la pelle.
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Cime Tempestose
Il capolavoro gotico uscito nel 1847 e firmato Emily Brontë è stato oggetto più volte di trasposizioni cinematografiche. Se all’uscita del romanzo, nel 1847, le reazioni furono estremamente critiche e dure tanto da paragonare l’esperienza ad un ospedale psichiatrico caratterizzato da vissuti volgari e sgradevoli a causa del rapporto morboso e distruttivo instauratosi tra i protagonisti, Catherine e Heathcliff, il 2026 sembra riportare in auge la discussione intorno al capolavoro della letteratura.
Cime Tempestose: il finale
Un film che ha apportato molte modifiche al testo originale di Emily Brontë, a far storcere il naso agli appassionati del romanzo è, forse più di tutto, il cambiamento del finale. La scelta della regista e sceneggiatrice britannica non ha mantenuto uno dei momenti di maggiore tensione e strazianti del romanzo.
Il romanzo proponeva un finale in cui i due protagonisti, interpretati nell’adattamento cinematografico del 2026 da Margot Robbie e da Jacob Elordi, si ritrovavano, un’ultima volta, sul letto di morte di Cathy. Un incontro caratterizzato da un confronto finale e definitivo dei due amati, una sorta di momento apice del processo catartico dei due. La Fennell ha spiegato questa sua scelta sottolineando la volontà di non concentrare tutto il momento di pathos e di dolore solo nel finale del film ma, estendendo questa dimensione di tensione tra i due per tutto l’arco narrativo.
Si è optato, quindi, per una serie di conversazioni durante tutto il procedere del film, discorsi che riuscissero a trattare l’amore e il rapporto ossessivo dei due, privilegiando una costruzione emotivamente forte per tutto il film e non solo con un picco finale.
La Fennell ha propeso per un finale nel quale i due protagonisti rimanessero ormai divisi, privi della possibilità di un confronto finale, poiché nel momento in cui Heathcliff raggiunge il capezzale di Cathy, questa ha ormai esalato l’ultimo respiro.
A mancare è anche il ritorno dello spirito di Catherine che, vagando per le brughiere inglesi, chiama il nome dell’innamorato e gli implora di essere riunita con lui. Emerald Fennell ha scelto di eliminare anche questa scena spiegando che l’amore è qualcosa che va al di là della dimensione fisica e decidendo quindi di dimostrare questo forte legame senza la necessità di un ritorno visivo del personaggio femminile.
Le reazioni al finale
Se c’è chi grida allo scandalo e all’incoerente rappresentazione di un film che, sembra essere girato per blocchi separati, a compartimenti stagni, come se ogni scena fosse autoconclusiva. C’è chi, invece, è uscito dalla sala devastato, con le lacrime agli occhi e con un senso di vuoto lasciato dal finale del film, condividendo questa sensazione sui social.







