Il 17 dicembre 2025 è uscito nelle sale italiane Avatar 3, a ben 16 anni di distanza dall’uscita del celebre film di James Cameron. La distribuzione nelle sale cinematografiche torna a far parlare dell’effetto Pandora, vale a dire di una “depressione post Avatar” (conosciuta come PADS in inglese).
Scopriamo insieme in cosa consiste e tutti i dettagli a tal riguardo.
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Avatar 3, ecco il fenomeno psicologico post visione
Profondo senso di disagio, malinconia e persino “lutto“: sono queste le sensazioni provate da alcuni spettatori dopo essere usciti dalla sala cinema. Il senso di tristezza è dato dal contrasto tra mondo virtuale di Avatar e l’ambiente reale. La natura rigogliosa onnipresente nelle scene del film è ben distante dal nostro pianeta. Il degrado ambientale è ormai una realtà e proteggere l’ambiente dovrebbe essere una priorità.
In sintesi, la causa della “depressione post Avatar” sarebbe data dalla forte dissonanza tra l’armonia ecologica e la bellezza di Pandora, e la realtà del nostro mondo inquinato e impoverito. Si prova una forma di dissonanza cognitiva: si diventa consapevoli che la realtà è ben distante dal modello ideale di vita in perfetta armonia (e quasi simbiosi) con la natura. Si è spinti dal desiderio di fuggire in quel mondo ideale e di proteggere l’ambiente reale, ma talvolta si genera un desiderio regressivo di abbandono piuttosto che un’azione concreta per cambiare il mondo.
Si ammira il mondo virtuale a tal punto da provare il desiderio di viverci, identificandosi con il proprio corpo virtuale (l’Avatar per l’appunto). Il sentimento di insoddisfazione è tale da preferire un alter ego virtuale.
Questo malessere non rimane in una dimensione privata ma sin dal 2009 (anno di uscita del primo film Avatar) viene condiviso su forum e social media, creando una narrazione collettiva sul desiderio di un mondo migliore.
In sintesi, possiamo riassumere l’effetto Pandora come un mix di ammirazione per la visione del mondo di James Cameron, un lutto per ciò che abbiamo perso e un desiderio di cambiamento, a volte tradotto in malinconia per un mondo che non è il nostro.
Perché l’effetto Pandora ha un’influenza così forte?
Guardando il film, gli spettatori si sentono coinvolti in prima persone e non riescono a valutare le conseguenze emotive sulle proprie azioni. In altre parole, la curiosità per un mondo lontano da quello in cui viviamo non ci permette di prendere le distanze da una realtà così diversa. Gli spettatori restano emotivamente influenzati.
“Siamo così ossessionati dal capire cosa sta succedendo che la nostra prospettiva si restringe e non riusciamo a vedere oltre la curiosità. È come se quel desiderio occupasse quasi tutto nella nostra mente, relegando la razionalità in secondo piano“. È questo il commento a caldo di coloro che hanno già visto Avatar 3.
La buona notizia è che non si è completamente in balia dell’effetto Pandora. Esistono diverse strategie per contenere la curiosità. Ad esempio, possiamo pensare alle conseguenze delle nostre decisioni, specialmente quelle negative o dannose. È necessario riprendere il controllo e ad agire in modo più ragionevole.
Emozioni come il disgusto o la paura sono profondamente avverse, quindi è probabile che riescano a tenere a bada la nostra curiosità.










